• Il Rifugio nella foresta
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  • Il Rifugio nella foresta , Scozia Descrizioni Dimore e Studi
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  • Bellamy Octavian Marvey Animus
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    La casina che Bellamy aveva, per così dire, ''ereditato'' da un anziano Magizoologo che aveva conosciuto poco dopo il suo diploma era molto piccola e semplice ma allo stesso tempo accogliente.
    Aveva conosciuto l'ex-proprietario dell'abitazione durante un incarico di lavoro da parte del Ministero e l'anziano, saputo dal ragazzo che non aveva ancora un posto dove stare che non fosse la casa di suo fratello più grande e la sua compagna, si era offerto di lasciargli la sua casina sul fiume in cambio di una simbolica somma di denaro, volendosene liberare in qualsiasi modo pur di andare via di lì vista la sua imminente pensione. Bellamy, dal canto suo, aveva accettato perché sapeva che prima o poi avrebbe avuto bisogno di un posto fisso dove stare per conto suo, e di doversi stabilire da qualche parte per poter lanciare definitivamente la sua carriera da Magizoologo. Forse diciott'anni erano pochi per pensare di poter vivere nello stesso luogo per tutto il resto della propria vita lavorativa, ma era anche vero che non poteva stare da suo fratello per sempre, dunque per cominciare la sua vita da adulto quella casetta andava più che bene.
    Si trovava nella zona dove si concentravano la maggior parte delle abitazioni di un villaggetto magico in una foresta scozzese, sulle sponde di un fiume largo ed imponente, e si raggiungeva tramite un sentiero tracciato nella terra e tra il fitto degli alberi della foresta. Una volta terminato il sentiero ci si trovava davanti alla facciata con l'ingresso principale della casetta, che non aveva nulla di particolare. Tutta in legno, nella forma ricordava letteralmente il disegno di un bambino. Oltre alla porta d'ingresso vi era una piccola cassetta delle lettere su cui Bellamy aveva aggiunto il proprio nome, sostituendolo a quello del signore che prima abitava lì. Per annunciare la propria presenza bisognava bussare, non vi erano infatti campanelli o citofoni di sorta, trattandosi di una casina nel mezzo della foresta.

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    Il retro invece, che aveva una piccola veranda sulla quale erano sistemate un paio di poltroncine in legno ed un tavolino, si affacciava proprio sul fiume. La sponda si raggiungeva con pochi passi, ma era abbastanza alta da evitare che la casina si allagasse nella stagione delle piogge e delle piene del letto stesso del fiume. Circondato dalla natura come aveva sempre sognato, aveva il fiume e la foresta intorno a lui. Un'umile posticino in cui potersi riposare, che nulla aveva a che fare con lo sfarzo ed il lusso in cui era cresciuto ed in cui credeva che avrebbe vissuto per sempre. In quel luogo dominava il paesaggio naturale, che si poteva ammirare dalle finestre presenti sulle mura della casa.
    Entrando, ci si rendeva conto che l'interno non era suddiviso in stanze ed anzi di spazio non ve n'era poi così tanto. L'unico ambiente diviso da una porta era il bagno, una stanzetta grande il necessario per stare comodi ma che non aveva niente di troppo speciale se non una vasca da bagno ed il resto dei sanitari, mentre la restante parte dell'abitazione era un unico ambiente. Subito alla sinistra dell'ingresso vi era un piccolo angolo cottura con un paio di armadietti e mensole per poter sistemare il necessario, mentre alla destra un tavolo con qualche sedia intorno per accogliere anche ospiti - non troppi però.

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    Qualche metro più avanti si trovava una specie di salottino, composto da un divano e qualche poltroncina, un tavolino e una piccola libreria. Lo spazio non era molto, ma c'erano abbastanza posti a sedere per accogliere qualche persona e stare comodi. Non vi era nessuna forma di tecnologia, quindi la disposizione semicircolare delle sedute - che poteva comunque essere modificata in qualsiasi momento - favoriva di sicuro la socializzazione. In un angolo di quella parte di casetta Bellamy aveva trasferito un po’ della sua attrezzatura per disegnare e dipingere, dopo aver realizzato anche un paio di quadretti per abbellire le pareti. O almeno la parte di queste che non era occupata dal vetro delle finestre, ampie quanto bastava per poter godere del paesaggio circostante senza rendere la casa troppo fredda e umida durante l'inverno.
    Sulla parete opposta a quella d'ingresso vi era invece la porta-finestra che conduceva alla veranda e quindi alla vista sul fiume.

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    Vi era soltanto un'altra cosa all'interno di quell'abitazione, ovvero il soppalco che fungeva da stanza da letto, a cui si accedeva tramite una scaletta posta di fronte al saloncino. Quella parte era di sicuro la preferita di Bellamy: poteva svegliarsi ogni mattina ammirando l'alba sulla foresta di Drayrdd grazie alle finestre che si trovavano proprio accanto al letto, mentre dal lucernario posto sul tetto sopra al materasso stesso era facile ammirare le stelle nelle notti limpide. Nell'angolo opposto vi erano un paio di cassettiere dove il ragazzo riponeva tutti i suoi vestiti ed altri oggetti di varia utilità, insieme ad una scrivania molto semplice dove studiava quelle rare volte in cui non svolgeva la stessa attività tra le mura universitarie, fin quando ve ne sarebbe stato bisogno.
    Decidere di spostarsi lì in un periodo della sua vita un po' confuso poteva essere stata una scelta sbagliata, oppure il simbolo stesso della sua voglia di cambiare qualcosa per paura di restare per sempre ancorato a quelle situazioni che lo facevano sentire perso. Anche perché alla fine dei conti non si trattava di nulla di troppo speciale, anzi, era stata proprio la semplicità di quel posticino ad aumentarne l'attrattività agli occhi del giovane. Era a tutti gli effetti il suo Rifugio oltre che la sua casa.

    [Descrizione conclusa]

    7 mesi fa
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