L'ufficio era incastrato in uno dei tanti vicoli nascosti di Notturn Alley, uno dei più spogli e silenziosi, perché gli Eruditi di Magia Oscura erano malvisti persino in quel quartiere ombroso dedito alle anime malvagie e ai desideri più rancorosi. I più audaci, infatti, vi si intrufolavano solo dopo essersi guardati alle spalle più volte, certi di non essere visti o seguiti da nessuno. La stanza dal soffitto alto era a mala pena spaziosa, e sarebbe stato faticoso azzardare che avesse visto giorni migliori: scaffali e tende polverose, pavimento di legno reso molle dall'alcol, oggetti sinistri e libri smangiucchiati apparentemente alla rinfusa, i deboli bagliori di luce che entravano dalla finestra solo quando il sole era al suo zenit e venivano supportati dalle numerose candele sparse in ogni angolo, donavano all'ambiente una sensazione di disordine prestabilito, uno spaccato di un covo torvo ma dall'anima fervida, che respirava viva sotto i listoni legnosi, dietro i muri e le colonne intagliate.
Chi si fosse arrischiato fin lì, a chiedere servigi della dubbia legalità, avrebbe notato i dettagli dei crani ossuti con i bulbi oculari che si muovevano da soli a piantonare i loro passi, libri aperti su pagine bruciate che illustravano magie arcane, teche lucide che contenevano scheletri di animali o piante essiccate, lenti di ingrandimento, mani di cera su cui palmi, sopra ogni falange, erano intagliati simboli oscuri, il corpo di un alligatore che si allungava sopra il camino chiuso, le mandibole digrignate alla scrivania, che a un occhio appannato avrebbe potuto sembrare ancora vivo, pozioni di un verde lucente chiuse in tappi di sughero: ogni cosa vibrava di una nota tremenda, il silenzio possente mascherava sussurri inquietanti, e anche l'oggetto più inanimato possedeva un cuore gonfio di un tumulto nero, e quello stesso sembrava pulsare al di sotto del pavimento, forse celato da botole nascoste sotto i tappeti.
Quell'inospitalità ospitale solo a chi condivideva lo stesso spirito rovinato, si diffondeva anche al piano di sopra, spezzato in piccole stanze, una di queste prevalentemente occupata da un letto doppio di un materasso basso bloccato in un angolo, circondato da ampie finestre che davano l'illusione di affacciarsi su una fitta foresta, e non sulle strade malridotte del quartiere malfamato, come per riparare i sogni, solo per qualche ora, dalla sozzura del mondo circostante. Le lanterne appese tremavano di fiamme flebili, un tronco sottile coi rami lunghi circondava la stanza in una morsa, pergamene e giornali abbandonati giacevano sulla minuscola scrivania o sul davanzale interno, e tutto era pregno di un'intensa solitudine, un avvilimento inarrestabile. Era auspicabile, per la persona che lo vivesse, di non soggiornare troppo a lungo nella sua stessa mente, rifugio di mostri, ma le candele che piangevano cera li avevano già visti passare troppe volte, lo specchio si era rassegnato a ricambiare il loro riflesso, le piante cominciavano a morire già subito dopo la loro prima boccata d'aria, e tutto respirava quella tossina velenosa, e la accettava, e la capiva, e la ospitava, fino a che il farlo ne regalava uno strano, spaventoso appagamento.
Edited by Helia Val Kyria - 26/6/2023, 12:14 |