La dimora di Artemisia era immersa nella Foresta di Dean, abbastanza perché gli alti alberi dal tronco sottile la circondassero, inverditi dal muschio diffuso anche sulle rocce sparse, e dato che non v'era alcun sentiero battuto o artificiale che la collegasse al primo villaggio vicino, chi vi si sarebbe incamminato, senza conoscere la strada, l'avrebbe scorta forse di sorpresa, senza preavviso, seminascosta dalle fronde spesse. Era però posizionata in un punto preciso in cui la foresta non era talmente fitta da soffocarla e privarla della luce, anzi la accoglieva senza rinchiuderla in una morsa vegetale, semplicemente ne faceva da dolce contorno, assieme ai grossi cespugli spuntati numerosi sul terreno, sempre ricoperto quasi completamente di foglie e rami, di modo che un passo non avrebbe mai potuto essere del tutto silenzioso. Le scale di legno precedevano un comodo patio prima dell'ingresso, del quale poter godere delle temperature più tiepide quand'era stagione, e si mimetizzavano perfettamente coi colori della terra, come il resto della casa, dai quali si distaccava forse solo il colore grigio-plumbeo del tetto spiovente. Anche se non era chiaro a una prima occhiata, vi erano molte finestre, sul tetto, sulla facciata e lungo tutta la casa, che la rendevano sempre luminosa, tiepida d'inverno e fresca d'estate.
Appena entrati, colori chiari e soffici contribuivano a dare luce alla casa, quelli dello spazioso e confortevole soggiorno con l'immancabile camino posto a un lato delle pareti, di fronte alle ampie finestre che davano sulla foresta e sui suoi colori cangianti nelle stagioni. Due divani accerchiavano un tavolino sopra un grande tappeto chiaro che copriva quasi tutto il pavimento, un parquet di legno come le librerie i cui scaffali erano pieni di libri sulle creature magiche, draghi, approfondimenti di creature pericolose, pozioni e guarigione, origini e storia, ma anche libri di narrativa da leggere nelle ore più calme, magari prima di andare a dormire, quando le fatiche del lavoro si erano ormai concluse.
La cucina era piccola ma aveva tutto l'occorrente, un forno e un'isola per tutte le preparazioni, che fungeva anche da tavolo da pranzo, ma usato raramente: essendo spesso distratta, o soprappensiero, o con mille cose in mente da fare e desiderio di iniziarle subito, capitava che non si concedesse il giusto tempo da dedicare ai pasti ma se li portasse così, un po' in giro per casa, dando priorità all'ispirazione che era sopraggiunta in quel momento e a una tela vuota che chiedeva di essere riempita.
Il punto forte della camera da letto, al piano di sopra, era l'enorme finestra di fronte al letto matrimoniale, che seguiva il motivo a spiovente del tetto, in mezzo alle travi di legno: lo scorcio che la foresta offriva era uno spettacolo, a tutte le ore del giorno e della sera, e anche lì un camino era stato messo allo scopo di mantenere la stanza in un clima confortevole, senza che i tremori del freddo ne disturbassero il sonno.
Lo studio era naturalmente la stanza più disordinata di tutte, il luogo dove Artemisia lasciava i suoi appunti, i suoi lavori, a terra, sulla scrivania o sulle pareti, qualche tela appoggiata, mappe di luoghi da percorrere, studi sui draghi, ritratti: era un luogo privato che conteneva cose private, condivisibili soltanto con persone con cui poteva dire di avere un legame più intimo di una semplice conoscenza. Il tutto era riscaldato nei mesi invernali da una piccola stufa all'angolo della stanza: nei pressi c'era il mucchio di legna che non mancava mai e che aiutava la concentrazione nelle noti più ostili ma frementi di un'artistica folgorazione, e ne allontanava il freddo, un po' come il cioccolato coi pensieri cupi. |